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Se si percorre la strada statale 10 Padana Inferiore (SS10) da Piacenza verso Cremona, più o meno a metà strada, oltre i campi e fra gli alberi che crescono in riva al Po, lo sguardo è attirato da una costruzione bianca, molto più grande delle altre costruzioni che l’occhio riesce a scorgere tutt’attorno: è Arturo. Siamo a Caorso, a 15 km da Piacenza, e Arturo, così la chiamiamo da queste parti, è la centrale elettronucleare, attivata nel 1981 e chiusa definitivamente nel 1990. Lo scorso 26 aprile, nel giorno del ventiquattresimo anniversario del disastro di Chernobyl, proprio a Caorso s’è tenuta una fiaccolata per dire no al ritorno al nucleare. Quella sera per le vie di Caorso c’ero anch’io. E fra i visi familiari ho incontrato quello del ragazzo con cui uscivo quando facevo il liceo. C’eravamo conosciuti proprio ad una manifestazione antinucleare alla fine degli anni Settanta. E dopo tanto tempo c’eravamo rivisti proprio ad un’iniziativa contro il ritorno al nucleare. Ci siamo guardati pensando la stessa cosa: dopo trent’anni stavamo protestando per le stesse cose, non era cambiato niente.
Il ritorno al nucleare, deciso dal governo Berlusconi, è una scelta folle che riapre una politica energetica abbandonata dal popolo italiano con i tre referendum del 1987. E’ una decisione che implicherà il blocco della ricerca relativa alle fonti rinnovabili e che favorirà solo le lobby nucleariste e imprenditoriali. E’ un fatto che gli unici convinti dell’assoluta necessità del ritorno al nucleare siano gli aderenti a Confindustria e gli speculatori, come quelli che ridevano al telefono vedendo nel terremoto, che aveva colpito la città de L’Aquila, un lucroso affare. Il nucleare è una scelta impopolare calata dall’alto. Al di là delle vacue promesse, in caso di mancato accordo con le popolazioni che dovranno ospitare le centrali, il Presidente del Consiglio può imporre la decisione tramite decreto. A questo punto ci si potrebbe chiedere dove sia finito il federalismo tanto decantato dalla Lega. Scelta sbagliata anche dal punto di vista economico per l’alto costo di costruzione degli impianti e dello stoccaggio delle scorie, che farà aumentare le bollette elettriche dei cittadini. E a proposito di scorie, abbiamo appreso in questi ultimi giorni che la Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, ha individuato 52 aree con le caratteristiche adatte ad ospitare il sito nazionale per custodirle e l’annesso parco tecnologico. Fra i potenziali siti c’è anche un’area situata nelle colline piacentine. La comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà ricompensata con forti incentivi economici che, dopo i tagli dei finanziamenti a comuni e regioni da parte del governo, potrebbero far gola a le amministrazioni locali. In definitiva, il governo Berlusconi baratta la salute coi soldi. Perché un’altra bugia è quella di sostenere che le centrali siano innocue. Infatti, esistono studi internazionali (uno dei più autorevoli è il KIKK study, pubblicato nel 2008, promosso e finanziato dal Governo tedesco) che mostrano la correlazione fra la vicinanza degli impianti nucleari e l’incidenza dei tumori e delle leucemie, assai superiori alla media fra le popolazioni residenti nelle zone adiacenti alle centrali.
Quella del 26 aprile scorso è stata la prima di una serie di iniziative promosse dal Coordinamento Antinucleare Piacentino, che riunisce associazioni e movimenti locali, per sensibilizzare la popolazione. Lo scorso 3 ottobre, il Coordinamento è stato fra gli organizzatori della manifestazione “Energia in Piazza”, tenutasi nella piazza principale di Piacenza e ormai giunta alla sua sesta edizione. Gi argomenti al centro dell’attenzione sono stati quelli delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico, che sono la vera alternativa al petrolio e alle altre fonti di energia inquinanti ed in via di esaurimento. Molti erano gli stand presenti per promuovere le energie rinnovabili e sensibilizzare i cittadini alle tematiche ambientali. In questa occasione, il Coordinamento Antinucleare Piacentino ha raccolto le firme per la legge di iniziativa popolare: “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”. L’intento di questa proposta di legge è quello di incentivare lo sviluppo delle energie alternative e promuovere una politica di risparmio energetico, al fine di passare da un modello energetico monopolista ad uno diffuso sul territorio: ogni casa, ogni condomino, quartiere o fabbrica potranno produrre energia per sé e per il vicino. L’approvazione di questa legge consentirebbe al nostro Paese di giungere ad un’autonomia energetica promuovendo da un lato un uso più razionale dell’energia, che ne ridurrebbe il fabbisogno, e dall’altro producendo l’energia necessaria per mezzo delle uniche fonti energetiche che l’Italia possiede: il sole, il vento, la forza dell’acqua e il calore che scorre sotto terra. Ciò significa per l’Italia, non solo inserirsi fra i Paesi che guidano la lotta ai cambiamenti climatici, ma un’opportunità di uscita dalla crisi economica creando nuovi posti di lavoro, ponendo le basi per uno sviluppo sostenibile e una migliore qualità della vita. E al tempo stesso, l’Italia invertirebbe la rotta che la sta portando fuori dall’Europa, garantendo la realizzazione degli obbiettivi assegnati al nostro Paese dal pacchetto clima dell’Unione Europea e recependo la direttiva europea sulle fonti rinnovabili.
Anch’io faccio parte del Coordinamento Nonukepiacenza insieme ad altri cittadini che hanno voglia di partecipare attivamente alla vita politica e sociale della propria Città e del Paese. Cittadini che non hanno nessuna intenzione di accettare passivamente le decisioni scellerate di una classe politica ormai asservita agli interessi di pochi. Cittadini che, nonostante tutto, credono ancora che con l’impegno si possano cambiare le cose. Citando le parole di Agostino d’Ippona :” la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose, il secondo per cambiarle.”
di Antonella Vivi
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