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La scelta del 25 novembre, come data internazionale della lotta contro la violenza sulla donna, è per rendere omaggio alle sorelle Mirabal, nacquero nella Repubblica Dominicana e furono brutalmente assassinate nel 1960, perché si opposero alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo, che, nel 1930 giunse al potere con elezioni truccate, deponendo il presidente Horacio Vásquez. L'assassinio delle sorelle Mirabal produsse gran dolore in tutto il paese e fortificò lo spirito patriottico della comunità, desiderosa di raggiungere un governo democratico che garantisse il rispetto della dignità umana. Il 25 novembre quindi è diventata una data nella quale si parla dei diritti delle donne, qualunque violazione di questi diritti è pertanto una violazione dei diritti umani. Scopo della campagna è quindi l´eliminazione di tutte le forme di violenza sulle donne attraverso: il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; Per questo vorrei porre l´accento sulla `logica securitaria´ che torna ancora una volta a tentare di convincerci che la violenza sulle donne è opera di mostri, di poveri sbandati o di immigrati clandestini , perché questo permette una propaganda classista e xenofoba che non rimette in discussione la società, anzi accresce la logica della "tutela", che significa ancora una volta non riconoscimento dei diritti, della soggettività e della capacità di scelta delle donne. Le statistiche parlano chiaro la violenza maggiore le donne la subiscono tra le mura di casa o nella rete delle loro strette conoscenze, il cuore del problema sta nel conflitto di genere, conflitto che si acuisce in ambiti famigliari, in condizioni di crisi e nel momento del distacco e dell'affidamento dei figli. Sono quindi necessari programmi formativi delle forze di pubblica sicurezza per la comprensione, la prevenzione e il contrasto del fenomeno delle molestie e della violenza sulle donne in ambito famigliare e non. Occorre affiancare alla consolidata attività di sostegno ai centri antiviolenza, progetti legati alla prevenzione, sono prioritarie le campagne di educazione sia sulla stampa, che pubblicitarie, che in televisione e soprattutto l'educazione al rispetto della differenza dalla scuola materna alla scuola dell´obbligo, interventi sull´adolescenza, secondo una logica che è quella di prevenire nei giovanissimi la diffusione di atteggiamenti e comportamenti sessisti e discriminatori. Il sistema penale va sollecitato ad introdurre anche tipologie nuove di intervento sugli autori, programmando, per esempio, interventi di recupero, anche in ambiente carcerario, degli uomini violenti, che a tutt´oggi sono nel nostro paese esperienze quasi inesistenti. L'obiettivo è ampliare gli spazi di libertà e di autonomia delle donne e non solo, educare gli uomini a rispettarle, dare spazio alle donne in politica, correggere le distorsioni istituzionali che ancora impediscono il pieno riconoscimento dei diritti delle donne e di altri soggetti ancora discriminati. Ritengo che sia imperativa la tutela e l'assistenza alle donne assoggettate alla discriminazione e alla violenza, trascinate in stato di schiavitù, vittime di violenze indicibili da parte della malavita organizzata. Mi pongo inoltre in modo fortemente critico nei modi in cui la sicurezza provinciale è affrontata sia sul piano della discussione pubblica sia su quello delle iniziative politiche. Occorre puntare, viceversa, sulla produzione di fiducia, cosa che implica, come si cerca di dimostrare, l'attivazione di politiche che portino ad una maggiore autonomia, non ad una maggiore protezione. In questi anni, abbiamo così visto un susseguirsi proposte e iniziative con enorme dispendio di risorse tutte centrate sull´idea della protezione di donne indifese dalla minaccia di uno sconosciuto, propagandate dalla destra e spesso avvallate dalla sinistra perché foriere di facili consensi, attraverso la videosorveglianza, i taxi rosa, i parcheggi riservati, e oggi i treni rosa a livello nazionale. Le Politiche che restringono gli ambiti di libertà e che accentuano le divisioni non si focalizzano, statistiche alla mano, sulla vera natura del problema.
di Emanuela Ferrari una donna inMovimento
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