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http://vimeo.com/user6725903/marchionne-in-fonderia
Di recente Sergio Marchionne è venuto a Bologna ospite dell'Università privata Alma Graduate School per tenere una lezione sulla leadership agli studenti del master universitario. Questo evento ha fatto infuriare alcuni soggetti, tra cui il TPO e la Fiom, preoccupati che l'ad di Fiat venisse ad insegnare come fare il manager a Bologna. Bruno Papignani, segretario generale della Fiom di Bologna, avrebbe preferito che lo sgradito ospite vestisse i panni dell'alunno perché potesse ascoltare ciò che avevano da dire gli imprenditori e i sindacati.
Il quadro però è desolante. Guardando il documentario si fa fatica ad individuare i soggetti degni di vestire i panni del saggio insegnante.
Le leadership moderne sono incarnate da personaggi pubblici abili nel far leva sulle debolezze della gente, attori capaci di individuare i nervi scoperti di una società malata ed offrire facili soluzioni a problematiche complesse o addirittura ineluttabili.
I pifferai magici del nostro tempo sono politici, ricchi imprenditori, attori e comici abilissimi nell'arte dell'inganno, un po' meno nella capacità di mettersi a confronto.
Se l'obiettivo dell'Alma Graduate School era quello di confermare il manager italo-canadese come degno rappresentante di questo paradigma negativo che oggi è di successo, allora ha fatto bene a convocare Sergio Marchionne per la sua dotta lezione. E guai a chiedergli conto dei 20 miliardi di euro di investimenti promessi alla vigilia del referendum di Mirafiori, perché alla domanda Marchionne ha già risposto alla giornalista Giovanna Boursier di Report: "ora vendiamo le macchine", ovvero i soldi non ci sono. Lui continua a suonare il suo piffero perché i topi, felici, lo seguono.
Il mercato, soprattutto quello finanziario, si nutre dei Marchionne, mentre la gente gioiosamente si affama.
Nella logica del mercato galleggiano bene anche i sindacati che hanno sempre di più una visione aziendalistica di gestione della loro struttura. Un autorevole sindacalista siciliano ha dichiarato ai microfoni di MARCHIONNE IN FONDERIA: "il sindacato è un'azienda che vive di tessere e di consensi". In questa logica poco importa tagliare due mila posti di lavoro a Termini Imerese soprattutto se gli stessi operai "sono quelli meno vicini alle forze politiche maggioritarie di sinistra".
Le responsabilità di questa situazione sono ben distribuite e non risparmiano gli operai.
Il punto nodale sta nello spirito di solidarietà. Nel mese di gennaio dell'anno scorso diciotto lavoratori di una ditta di pulizie dello stabilimento di Termini Imerese furono licenziati in tronco. Per protestare salirono sul tetto della fabbrica rimanendoci tredici giorni. Agostino Cosentino - RSU-Fiom - sostiene che "da lì doveva partire la lotta, ma gli operai Fiat non si mossero dalla linea di montaggio perché non gliene fregava niente. Pensavano che quel problema fosse solo di quei lavoratori e non di tutti". Agostino Cosentino quotidianamente si sforza di comunicare in fabbrica che chi spera nel ricollocamento in enti pubblici o chi vede nella mobilità lunga e nel seguente prepensionamento la soluzione dei propri problemi, sbaglia di grosso. Per questo gli operai lo chiamano "la luna nera"...
di Lorenzo Alberghini |
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